Hoojicha

Hoojicha

hoojichaOggi è stata lunga giornata di lavoro, addolcita nel finale da una bella sorpresa. Nella posta infatti ho trovato una busta contente alcuni assaggi di tè Giapponese inviatami da un amico.
Legato più ai tè cinesi e di Taiwan, non sono un grande esperto di tè nipponici, ma provo a raccontare l’esperienza che ho avuto con questo Hoojicha.
L’Hoojicha o Houjicha è un tè verde tostato e le sue foglie, anche se alla vista hanno un colore scuro, non sono state ossidate.
La bellezza di questo tè sta nel fatto che la tostatura sia stata realizzata in maniera artigianale dal mio amico Massimo che potete leggere sulla sua pagina Orange Pekoe.
Il tè che Massimo ha tostato è un Bancha biologico che è un tipo di tè verde che mantiene la stessa coltivazione e lavorazione del Sencha ma è di un grado inferiore per qualità delle foglie. I germogli superiori e le foglie più tenere finiscono nel Sencha, quelle che nascono più in basso, più grandi e “datate” finiscono nel Bancha.
La partenza della lavorazione da base Bancha la trovo migliore sicuramente rispetto alla più comune partenza dai Kukicha che sono dei veri e propri tè composti da ramoscelli. La lavorazione dei Kukicha prevede il passaggio dei rametti in alcune macchine che li separano dalle foglie.

Le foglie di questo Bancha sono state così tostate in padella da Massimo che ha realizzato un Hoojicha a tutti gli effetti.
L’Hoojicha è molto popolare a Kyoto dove nel 1920 è stata ideata la lavorazione per crearlo.

Le foglie sono spezzettate e dal colore bruno dovuto alla tostatura e l’aroma è abbastanza profondo con note di alghe marine.
Ho preparato il tè con un’infusione occidentale: 5 grammi in mezzo litro di acqua (S. Bernardo) a 95° per 3 minuti.
L’infuso è di color bruno ma più chiaro delle foglie secche. L’aroma è fresco e persistono le note di alghe marine.
Il liquore dal colore ramato ha un’aroma secco di verdure e pesce bollito con note di frutta tostata (in particolare ho avvertito la nocciola). L’attacco è leggermente tostato e il finale dolce.
L’astringenza è nulla e la lunghezza mediocorta.

Un tè da provare con piatti affumicati come il salmone o lo speck.

Chiederò a Massimo di raccontarci nei commenti qui sotto, i tempi e i modi per tostare il tè in casa in modo da poter creare un buon Hoojicha.

Un commento - Lascia un commento
  • Massimo -

    Grazie Stefano per l’articolo che hai scritto!
    Il mio piccolo esperimento di tostatura è appunto, solo un esperimento.
    A quanto pare il risultato non è male, ma c’è sempre spazio per migliorarsi!
    Per quanto riguarda la tecnica: semplicemente si fa scaldare un padellino o una casseruola a fuoco molto alto. Quando si ritiene che il calore sia sufficiente (ad esempio io ho avvicinato la mano al fondo), si inseriscono le foglie del tè verde. Non troppe, sufficienti a coprire il fondo. Poi si scaldano sempre a fuoco alto. Se le lasciate ferme, bruceranno subito. Invece è necessario far roteare in continuazione il padellino per rimandare il più possibile la bruciatura, sollevandolo anche dal fornello, se necessario. Dopo circa 3 minuti le foglie avranno cambiato colore e inizierà a sprigionarsi del fumo. A quel punto è meglio interrompere la procedura e versare immediatamente le foglie in un altro contenitore.
    In Giappone ho visto tostare il tè utilizzando una macchina da torrefazione a tamburo: si tratta di un piccolo forno con un cilindro forato rotante (il tamburo), all’interno del quale vengono inserite le foglie. Rotando permette una cottura uniforme ed impedisce una bruciatura precoce (ha lo stesso scopo di far roteare il padellino).
    Vi lascio il link ad un video che spiega come tostare l’hoojicha in casa. In questo caso utilizzando l’apposito Hooroku, che non è altro che una piccola padellina coi bordi richiusi verso l’interno.

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